Brianzolitudine

Brianza come stato d'animo

Eccomi

Utente: brianzolitudine
Nome: Brian.
Sono uno, nessuno e centomila brianzoli, l'umana quintessenza della brianzolitudine.

Brianza - Insuber - Insubria

Brian's Grandpa Wisdom
BĂ sten tri donn
per fĂ  el mercaa d'Ogionn

un Marsala al giorno

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

martedì, 03 novembre 2009

Brianza Mayflower

States

Saluto gli amici di Jersey City,

di Plano e di Oakland: tre brianzoli

trapiantati dentro gli Stati Uniti

per amore o per lavoro, figlioli

del Brianzashire chissà come usciti

di cascina per andare là, soli

a scoprire la frontiera dei miti

Yankee americani, cambiando ruoli

e vita - presumo - eppure attaccati

alla patria piccola, al campanile,

agli odori dell'antico fienile

con la vacca, a quell’immenso cortile

da cui si partiva urlanti e sudati  

per andare nei verdissimi prati.

 

E’ da qualche mese che tengo d’occhio gli accessi statunitensi a questo blog e mi ha fatto molto piacere constatare l’affezionata presenza di accessi (oltre che da più grandi megalopoli) da tre piccole città, simbolicamente collocate in ambiti geografici alquanto diversificati: Jersey City sulla costa orientale, Plano nel nord del Texas e Oakland, sulla West Coast, dalle parti di San Francisco. Merita davvero una piccola descrizione, ognuna di queste tre città statunitensi.

Jersey City è capoluogo della Contea di Hudson, nello stato del New Jersey. Secondo il censimento del 2000, la città ha una popolazione complessiva di 240.055 abitanti; questo dato fa di Jersey City la seconda città dello stato dopo Newark. Importante centro commerciale ed industriale, Jersey City è un importante porto di ingresso per il traffico merci dall'Atlantico.

Oakland, fondata nel 1852, è capoluogo amministrativo della Contea californiana di Alameda. Si trova sulla costa est della baia di San Francisco, annidata contro le colline di Berkeley e toccando cinque dei parchi regionali di East Bay. Coi suoi 411.755 abitanti è la terza città dell'area, dopo San José e Frisco. 

E infine Plano. Si trova nel Texas, a nord di Dallas. Nel censimento del 2000 contava 222.030 abitanti, è la nona città del Texas. Nel 2005 Plano è stata eletta e prescelta quale miglior città dove vivere negli Stati Uniti dell’Ovest, giudizio questo espresso dal magazine CNN Money. E’ sede di molte importanti corporation, prima tra tutte Ericsson Inc.

Orbene, da queste tre medio-piccole città americane si registra ogni mese una costante frequentazione verso i lidi della brianzolitudine. Cosa ci sia dietro questa “vicinanza” e frequentazione dagli USA in realtà io lo ignoro completamente. Mi cullo dolcemente nell’idea che tali accessi siano figli di tre brianzoli (o brianzole, ovviamente), dipartiti no si sa come e non si sa quando dalla loro “Piccola Patria” brianzola per cambiar vita, far famiglia e (auguro loro) fortuna negli States. E che vengano qui da me per respirare ancora un po' dell'atmosfera di casa.

Sarebbe davvero bello che questi tre ignoti visitors si rivelassero e ci mandassero un piccolo saluto, raccontando le loro piccole-grandi storie di vita vissuta, dalla Brianza agli USA. E’ un invito che peraltro estendo a tutti gli emigrati brianzoli che stanno fuori d’Italia e che hanno la ventura di finire a curiosare su questo blog. Raccontateci la vostra storia, amici e amiche brianzoli, o mandateci anche solo un piccolo saluto. Sarà davvero graditissimo.

Postato da: brianzolitudine a 20:43 | link | commenti (1) |
brianzolitudine

martedì, 10 marzo 2009

Finalmente in Libreria!

Copertina_Cammino

E' giunta in libreria la guida al Cammino di Sant’Agostino, il Cammino de Compostela della Brianza. Il libro è sin d'ora acquistabile online su Netweek, ma si può richiedere anche nelle principali librerie del territorio brianzolo.

Ricordo inoltre il sito www.camminodiagostino.it, dove sono disponibili le mappe dettagliate del Cammino e ulteriori informazioni.

Un grazie di cuore a coloro che hanno contribuito al Cammino, in particolare a Renato (Marsala Florio), a Sonia e a Paolo. E un grazie infine alla Brianza: grazie di esistere, naturalmente!

 

Postato da: brianzolitudine a 12:00 | link | commenti (8) |
brianzolitudine

domenica, 08 marzo 2009

Brianza Farewell

La morte si sconta vivendo, eppure

vivere non sembra quella condanna

ferale, pistola con colpo in canna

puntata alla tempia, quand’anche pure

compendio del peggio le strade e oscure

siano in questa vita (che a volte inganna,

quando il peggior danno è creduto manna

dal cielo) e si aprino a te sicure

di fronte coese nel depredarti

l’anima, gemente sotto le cure

dei neuroni che s’incartano in scarti

di coscienza, eppure in Brianza (oppure

altrove) comunque esistere è un piatto

forte, sia esso fumo o arrosto ben fatto.

 

La vita sonnecchia per tanti e tanti anni col suo trantran, poi di colpo si sveglia e ti spinge (se non costringe) a fare delle scelte. In questa prima mattina domenicale con sole ormai rimaverile ho scorso le pagine di questo blog, che per quasi un lustro ha raccontato le innumerevoli amenità e le poche asprezze della mia Brianza.

Tante cose ho scritto, ma ce ne sarebbero tante e tante altre da dire: personaggi, luoghi, storie, prodotti da raccontare e che ho sinora colpevolmente omesso (penso ai mobilifici brianzoli, che ho trascurato, ai cappellai della Monza che fu, alle ville di delizia che volevo tutte enumerate e che invece ho fatto solo in minima parte).

Questo micro-universo brianzolo sintesi del mondo non ha mai tradito, quando c’era da raccontare l’aneddoto giusto. Ora però il tempo stringe, a breve me ne resterà poco per trovare il modo giusto per raccontarvi la Brianza con la dovuta precisione. Ancora qualche post e poi – davvero temo – dovrò lasciarvi.

Ma questo blog resterà, e troverò mì speri almeno il tempo per far ruotare (e magari migliorare) tutto il materiale che qui si trova, comprese ovviamente le foto del grande Marsala Florio, senza i cui sapidissimi scatti almeno la metà della brianzolitudine non avrebbe visto la luce.

Bueno Domingo a todos e que viva la vida, against all odds!

Postato da: brianzolitudine a 08:01 | link | commenti (15) |
brianzolitudine

mercoledì, 25 febbraio 2009

Brianza Sailors

Ai quarantacinque di latitudine

virgola quarantacinque, si mastica

quel casotto gonfio di solitudine

un bidone di lamiera o di plastica

là dimenticato tra terra incudine

e cielo martello, con una svastica

disegnata colma d’improntitudine

da una nera testa un po’ troppo drastica

nel decidere da che parte stare

qua in terra mediana tra l’equatore

e il polo, una terra che (se vi pare)

così è: Brianza, aritmia del cuore

un tempo sicura tra il dire e il fare

oggi ormai smarrita nel suo rumore.

 

Terra di mezzo la Brianza, a metà strada tra l’equatore e il polo nord. E a stare nel mezzo, oggi, non è più quella sana virtù aristotelica di una volta. Si è persa la bussola, si sono persi i valori fondanti (magari discutibili, però c’erano). Oggi, invece, c'è il nulla o quasi.

Nei bar che frequento vedo facce perse, in attesa di qualcuno o qualcosa che indichi la strada. Si naviga a vista. Il dramma vero è la perdita del valore fondante per eccellenza dell'homo brianzolus: il lavoro. Le aziende che erano il vanto della Brianza, orgoglio anche del più umile degli operai che ci lavorano, sono in forte sofferenza. Moltissime in cassa integrazione, alcune chiuderanno i battenti.

E la Brianza ridiventerà laboratorio padano del nuovo. Che cosa sarà questo benedetto nuovo, però, la Brianzolitudine non sa proprio dirvelo. Potrà forse raccontarvelo, quando quello ci sarà - temo - a mordere i polpacci.

 

P.S. Il casotto che aveva originariamente ispirato il sonetto, a 45°45'45'' di latitudine, era quello della foto dell'ineffabile Marsala Florio qui di fianco rappresentata. Poi però, visto che si parlava di navigazione a vista, ho preferito la sua foto in alto, con bello sfondo resegoniano a ricordare vagamente la navigazione di Renzo e Lucia: via di corsa in fuga da Pescarenico verso un futuro incerto (ma con il Don Lisander narrante a garantirci che la Provvidenza, alla fine della storia, ci metterà una pezza).

Postato da: brianzolitudine a 07:32 | link | commenti (6) |
brianzolitudine

domenica, 15 febbraio 2009

Brianza Pinball

 

Chiusi dentro al bar fino a tarda sera

Tutti intorno a un flipper che ci stregava,

pallina d’argento (e noi con la bava

alla bocca) verso quella barriera,

contro i respingenti forte e leggera

travolgere i target come una clava

e osanna a quel dio del locale a Nava

che batteva il record, nuova frontiera

per dei piccoli padani negli anni

settanta e bastavano cento lire

quelle grosse di una volta, per dire

qualcosa anche noi tra quei due pulsanti,

potere di un gioco che lì davanti

ci portava ovunque nei nostri panni.

 

Quante sere passate a giocare a flipper, nei vecchi bar della Brianza? Tante, tantissime. Fino agli anni ’80 ogni bar brianzolo ne aveva uno, e qualcuno (come il bar delle Cinque Frecce a Besana Brianza) anche due. Sempre ressa intorno a quel vetro, ad ammirare quei tanti dei di Roserio, local heroes che maneggiavano i pulsanti facendo record su record, spingendo la macchina con sagacia fino al limite estremo del tilt senza mai superarlo. Anche noi più piccolini ci provavamo, però di nascosto, per non fare le figuracce. Cinquanta lire una partita, cento lire due. Il mondo era sicuramente più bello e più semplice da capire. E anche meno costoso.

E li ricordo bene, i giorni quando arrivava il tempo della sostituzione del flipper nel bar. Ne portavano un altro e la domanda era: sarà meglio o peggio? Diventavamo tutti conservatori, in quel momento: si sa cosa si perde e non si sa cosa si trova… Per non dire quando il flipper si guastava, allora erano drammi veri. Che mondo strano e fumoso quello, lontano e perduto: perché la stagione dei flipper in Brianza (come ovunque in Italia, peraltro) è terminata, soppiantata dalle morose, dai matrimoni, dalle separazioni, dai divorzi.

Ma il vero dramma umano è un altro: oggi il flipper è pressoché scomparso dai locali pubblici brianzoli, sostituito dalla tragedia dei videopoker, sui quali operai in mobilità e pensionati alla minima si giocano impotenti la loro vita.

Senz’altro era meglio il buon vecchio flipper, ma i motivi del suo successo non sono facilmente spiegabili. La componente strettamente ludica è certamente essenziale, ma non è possibile comprendere del tutto il fascino del flipper se non si attribuisce la giusta importanza alla bellezza dei suoi disegni, alla suggestione delle luci, e soprattutto ai suoni emessi, con particolare riferimento a quelli integralmente elettromeccanici prodotti dagli anni cinquanta fino ai primi anni ottanta; chi oggi ha meno di trent'anni difficilmente può ricordare le campanelle metalliche, i martelletti, il motorino di avvio, i colpi dei respingenti, il lancio della biglia, il reset dei punteggi; praticamente da quando si introduceva la moneta fino a quando la partita non era conclusa si restava come rapiti da tutti questi suoni, tanto piacevoli quanto ipnotici nella loro meccanica ripetitività, combinati in sequenze a volte ricorrenti, altre volte del tutto casuali.

Questi suoni hanno caratterizzato il sottofondo dell'attività ludica preferita dalle generazioni maschili nate negli anni cinquanta e sessanta, quando i videogame non esistevano ancora. Ma la domanda che mi pongo adesso è: le ragazze brianzole, che al flipper e al bar non si vedevano mai, dove diavolo stavano?

Credits: Wikipedia

Postato da: brianzolitudine a 07:07 | link | commenti (10) |
brianzolitudine

domenica, 31 agosto 2008

Brianza Pilgrimage

C’è quasi il Cammino di Compostela

dentro quei ventuno antichi santuari

mariani, pilastri antichi e sommari

di un percorso che è affollata sequela

con bruchi paolotti in mistica mela

brianzola a tessere sète, chiari

testimoni in quella fede nei vari

Santi e in uno Spirito soffio in vela

gonfia quanto basta da Monza a Canzo,

con cui navigare giorno per giorno

senza tante sviolinate il romanzo

della vita quotidiana, soggiorno

dentro un microcosmo fatto di azioni

minime per semplici vocazioni.

 

Vista la lunga assenza della brianzolitudine da queste pagine, vedrò di farmi perdonare con qualcosa di nuovo. Passate le vacanze agostane, questo post vuole essere un regalo (ancorchè come vedrete impegnativo) per tutti i miei affezionati lettori, brianzoli e non.

Avendo nelle scorse settimane ascoltata la testimonianza di un amico che era appena rientrato dal Cammino di Santiago di Compostela, ho avuto un’idea che sto pian piano mettendo insieme: un percorso di pellegrinaggio reale all’interno del territorio brianzolo, appunto a imitare la grandiosità del Cammino di Compostela.

Riflettendoci durante le ferie, mi sono infatti reso conto che la cosa è possibile, possibilissima. E come? Visto che siamo in Brianza, semplicemente andando a disegnare un percorso di pellegrinaggio tra i tanti santuari mariani del territorio brianzolo. Ho fatto così una accurata e scrupolosa indagine, e ho scoperto che i santuari mariani in Brianza sono almeno ventuno.

La Brianza è tutta intrisa di spiritualità mariana, che si nota oltre che in quei santuari anche in una lunga teoria di immagini, edicole, cappellette dedicate alla Madonna presenti ad ogni angolo di strada. La spiritualità brianzola di fatto è innanzitutto mariana, fondata su quella recita del rosario che Radio Maria (nata guarda caso giustappunto in Brianza, a Erba) trasmette inflessibilmente dalle sue frequenze tre volte al giorno sette giorni su sette. E la Madonna fondante della Brianza è proprio Lei, la Madonna della Cintura, quella Madonna che – apparsa a Santa Monica madre di sant’Agostino convertitosi in Brianza a Cassago – fece a questa dono di una cintura diventata poi il simbolo di tutto il movimento agostiniano.

Proprio da questo illustre antico abitante della Brianza è nato il nome del pellegrinaggio: Cammino di Sant’Agostino.

Una volta identificati i 21 santuari mariani, disegnare il Cammino è stato facile, e nell'itinerario che vi propongo non ho voluto fare mancare nulla della brianzolitudine: i monumenti della religiosità romanica del territorio (Barilica di Agliate, Arlate, monastero di Garbagnate, San Vincenzo in Galliano, San Pietro al Monte, monastero della Misericordia) e tutti i luoghi topici e laici della Brianza stessa (ponte di Paderno, ICMESA di Seveso, parco e Autodromo di Monza, la sede di Radio Maria). Perché questo cammino non deve essere solo un cammino di fede, ma anche di conoscenza vera a piedi del territorio.

Non ho fatto mancare nulla, e proprio per questo è un cammino di pellegrinaggio non facile (sono circa 25 chilometri medi giornalieri per quattoridici giorni di cammino). A differenza del Cammino di Santiago de Compostela, che parte da Roncisvalle e arriva a Santiago, quello da me proposto è un cammino circolare: è lungo circa 350 chilometri, e lo si può indifferentemente iniziare da uno qualsiasi di quei santuari mariani, per poi tornare dopo quattordici giorni al punto di partenza.

Io questo Cammino l’ho fatto iniziare da Monza, dal santuario di Santa Maria delle Grazie, ma è una scelta che non vuole essere assolutamente impositiva. Il pellegrinaggio inizialmente volevo chiamarlo “Cammino di Sant’Arialdo”, santo genuinamente brianzolo (nato a Carimate o a Cucciago) e tra l’altro del quale ricorre il millesimo genetliaco nel 2009. Ma alla fine ha prevalso l’immagine del Dottore della Chiesa Agostino e della sua Madonna della Cintura.

Tenete peraltro presente che questo percorso non si esaurisce nei ventuno santuari, ma include altri luoghi mariani di vivo interesse: un dedalo fatto di edicole, chiese, affreschi, fino ad arrifvare al Duomo di Monza e al suo stupendo museo ipogeo, corona ferrea inclusa. L’idea del Cammino è qui appena abbozzata, ma dato che mi sembra degna di un adeguato sviluppo, sto predisponendo in questi giorni una guida dettagliata che spero pubblicare a breve.

Se ritenete necessario aggiungere ulteriori considerazioni o consigli a questo mio Cammino in Brianza, scriveteli pure qui sul blog e saranno sicuramente bene accetti.

Postato da: brianzolitudine a 23:18 | link | commenti (24) |
brianzolitudine

lunedì, 26 maggio 2008

Leopardi in Brianza   &   Brianzolitudine

SuperLeopardi2

La Brianza è di scena in libreria. Per tutta la giornata di Domenica BRIANZOLITUDINE1 giugno 2008 alla libreria Liberamente di Oggiono (LC), via Longoni 27 e in concomitanza con l’iniziativa Su Antiche Tracce di Brianza Nostra, saranno presentate due serie di plaquette dell'Opificio Monzese dedicate alla Brianza: Leopardi in Brianza e Brianzolitudine.

Leo_VerdeLeopardi in Brianza è una pubblicazione in dieci libretti su carta Hahnemuhle, con traduzioni in lèngua ìnsubra dei più celebri Canti di Leopardi curate da Renato Ornaghi, affiancate da suggestive immagini brianzole del fotografo Marsala Florio. Accanto a ogni traduzione, viene ambientato il Canto leopardiano in un tipico contesto brianzolo (il lago e la collina di Montorfano, il Campanone di Colle Brianza, il Buco del Piombo a Erba, eccetera). Ogni Canto di Leopardi tradotto in lèngua è quindi un piccolo viaggio, una piccola scusa per parlare in dettaglio della Brianza e dei suoi grandi (spesso sconosciuti) tesori ambientali, storici o artistici che nasconde.

Corona_RossaBrianzolitudine è una raccolta in divenire di fotografie e scritti dedicati alla storia, ai personaggi e ai luoghi più tipici del territorio. Organizzata in plaquette stampate su carta Hahnemuhle  rilegate a mano, con testi di Renato Ornaghi e fotografie di Marsala Florio, Brianzolitudine nutre una piccola-grande ambizione: diventare la Guida Baedeker della Brianza raccontando non solo notizie eclatanti, ma anche aneddoti di piccola umanità, per cogliere lo spirito più vero del territorio restando fedele al motto in esergo a ogni libretto: Brianza come stato d’animo.

Postato da: brianzolitudine a 09:55 | link | commenti (18) |
brianzolitudine

martedì, 22 gennaio 2008

Brianza Pig’s Anthony

antonioabate3

Il diciassette gennaio è del Santo

delle zitellone, degli animali

che parlano, dei paciosi maiali

il cui grasso messo sul corpo affranto

dal fuoco difende più dell’amianto,

Sant'Antonio Abate, quello dei mali

di stalla e d’amore, degli epocali

gran falò accesi al buio rimpianto

di un affetto dato e non corrisposto

da ragazze da marito in filanda,

oranti in quel puzzo non di lavanda

questa invocazione non da prevosto:

O Sant’Antoni Abaa, Sant del porcell

Fàmel trovà el moros, ma ch’el sia bell!

 

Forse oggi grazie a internet, alle chat e alle webcam, per una ragazza trovare il moroso è un tantinello più facile. Ma un tempo, quando le ragazzine quindicenni già puzzavano del marcio bollito di camola in filanda era lui, Sant’Antonio Abate, il nume tutelare cui aggrapparsi quando si era in odore di zitellaggine e il moroso proprio non si riusciva a filarlo. E la preghiera di invocazione al Santo era quanto mai pretenziosa, come potete leggere nel distico finale del sonetto: non solo fammelo trovare, ma trovamelo pure bello, il ganzo.

Sant’Antonio Abate (da non confondersi con il lusitano Antonio di Padova) è di gran lunga il santo più popolare e amato della Brianza. Essendo non italiano, ma un lontano padre eremita del deserto, vi chiederete come mai egli sia così vicino e apprezzato dalla Brianza contadina. Il primo motivo l’ho detto: è il Santo da invocarsi dalle ragazze in cerca di marito, quindi già con questo incontra il favore di almeno la metà del genere brianzolo. Secondo motivo: è il tutelare del/dal fuoco in generale e di casa in particolare, quello per scaldarsi e a cucinare. Last but not least, egli protegge gli animali di casa e della stalla (cruciali, per la sopravvivenza della famiglia rurale). Un santo molto vicino al popolo umile, dunque, forse per questo più amato di altri santi più importanti, più pretenziosi e da sciori.

Sant'Antonio Abate, essendo il protettore degli animali domestici, è solitamente raffigurato circondato da bestie e in particolare con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa in campagna benedice gli animali e le stalle, ponendoli sotto la protezione del Santo. La tradizione deriva dal fatto che l'ordine degli Antoniani aveva nel medioevo ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant'Antonio. Secondo una leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare tra loro era segno di cattivo auspicio.

Ma il tema della ricerca dell’amore impossibile è comunque quello prevalente, con Sant’Antonio Abate. Venerato a gennaio - che era appunto il mese dei matrimoni -, Sant’Antonio era soprattutto invocato dalle ragazze in cerca smaniosa di marito, che cantavano senza posa più o meno quella poesia-tiritera, dove ragazzo bello faceva sempre rima con porcello (e chissà che questa non fosse un ulteriore invocazione subliminale mandata al Santo): Sant'Antoni gloriòs, damm la grazia de fa 'l moròs, damm la grazia de fall bèll, Sant'Antoni del porcell.

La festa di Sant'Antonio è ancora oggi molto viva in Brianza, dove la si celebra tra frittelle e vino brûlé, e soprattutto tra i falò notturni. Sant’Antonio infatti, come ho già detto, era considerato il patrono del fuoco; secondo alcuni i riti attorno alla sua figura testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica e druidica.

E' nota infatti l'importanza che rivestiva presso i Celti il rituale legato al fuoco come elemento beneaugurante, ad esempio in occasione delle feste di Beltaine e di Imbolc: quest'ultima ricorrenza, che veniva celebrata il primo febbraio, salutava la fine ormai prossima dell'inverno e il ritorno imminente allungarsi e della bella stagione, con le giornate che iniziano ad allungarsi. Una festa, dunque, di origini antichissime, festeggiare la quale significava e significa, ogni anno, scatenare le forze positive e, grazie all'elemento apotropaico del fuoco, sconfiggere il male e le malattie sempre in agguato.

Postato da: brianzolitudine a 20:20 | link | commenti (14) |
brianzolitudine



Il Cammino di Sant'Agostino

Locations of visitors to this page

agliate
agrate
albavilla
albese con cassano
albiate
alserio
alzate brianza
annone
anzano del parco
arcore
arosio
asso
barlassina
barzago
barzanò
besana in brianza
bosisio parini
brianzolitudine
briosco
brivio
brugherio
bulciago
cabiate
calco
cantĂą
canzo
caponago
carate
carimate
carugate
carugo
casatenovo
cassago
castello brianza
cesana
cesano maderno
civate
colle brianza
concorezzo
consonno
costa masnaga
cremella
cucciago
desio
dolzago
ello
erba
esopo & fedro
esopo e fedro
extra moenia
fino mornasco
foscolo in brianza
galbiate
garbagnate monastero
giussano
imbersago
inverigo
lambro
lambrugo
lazzate
lentate sul seveso
leonardo in brianza
leopardi in brianza
lesmo
limbiate
lissone
longone
lurago erba
macherio
manzoni in brianza
mariano comense
meda
merate
merone
mezzago
missaglia
molteno
montevecchia
monticello
montorfano
monza
muggiò
nibionno
nova milanese
novedrate
oggiono
olgiate molgora
omero in brianza
orsenigo
osnago
paderno dadda
perego
pusiano
renate
resegone
rogeno
rovagnate
segrino
seregno
seveso
sirtori
sovico
triuggio
usmate-velate
valgreghentino
varedo
veduggio
verano
verderio
villasanta
villoresi
vimercate

Foto Recenti

Vedi altri media