Brianzolitudine

Brianza come stato d'animo

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Utente: brianzolitudine
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sabato, 18 aprile 2009

Brianza Gods (al Consonni Sergio)

Il Dio di Roserio per allenarsi

saliva al Segrino e alla Valassina,

dalla madonnina a una madonnina

fino sopra al Ghisallo, la fronte china

sempre sul manubrio in piena catarsi

fisica e arrivato andava a sciacquarsi,

dopo aver pisciato in una latrina

sporca, redarguendo i gregari scarsi.

Ma tremava dentro, perchè in salita

aveva inseguito a Villa Raverio

verso il Monticello (lunga, infinita

via crucis del ciclo) alla prima uscita

quel bastardo che scalava sul serio:

il Consonni, semidio di Roserio.

 

L'era stàa on sass? Era stato un sasso? Non ne sono mica tanto certo. Ma è certo e indiscutibile che Il Dio di Roserio di Giovanni Testori sia il più bel racconto del novecento italiano, nel più bel libro di racconti del novecento milanese-italiano: Il Ponte della Ghisolfa.

Allucinato racconto di periferia nord-milanese, fotografia impietosa del boom padano-pagàno del primo dopoguerra, il racconto del Dio narra la competizione tra due ciclisti dilettanti pronti a tutto, pur di emergere dal fango esistenziale in cui si trovano e arrivare alla gloria: il campione Dante Pessina (il Dio di Roserio) e il suo scalpitante gregario, il Sergio Consonni.

Quest'ultimo osa sfidare il capitano Pessina per una vittoria, andando ben oltre l'inosabile: perderà letteralmente la testa e la lucidità in una ferale caduta, volutamente provocata dal Pessina che poi si laverà le mani giustificandosi appunto così: L'è stàa un sass. Il successo e la vittoria cinicamente uber alles: ordinarie storie di vita e di vittoria di tutti i giorni, nella Brigantia-Brianza.

Giovanni Testori, nato e vissuto a Novate Milanese da genitori di Canzo (sua mamma, bellissima, era chiamata la stella della Valassina), era brianzolo per nascita ma purtroppo non per residenza, e davvero per un pelo. Però egli brianzolo lo è stato pienamente, fino in fondo per quella tensione, per quell'irrisolto interiore che sempre l'ha corroso dentro, ben riconoscibile nella pastiche linguistica allucinata del Dio di Roserio e di tante sue opere successive.

Giovanni Raboni disse che Testori è un grande del Novecento col quale dovremo fare i conti, presto o tardi. Io da più umile brianzolo ricordo semplicemente ammirato le prime venti pagine del Dio, quella visione espressionista della gara di bicicletta in Brianza, dagli occhi-telecamera del Consonni a ruota del Pessina: Ass, Onn, Lecch, Erba, Còm. Cristo, bestia d'un linosa, mòla troia, mòla!

Perchè non c'è scampo: il tema della bicicletta, di questo sellino-divano da psicanalisi è una delle chiavi cruciali per interpretare, capire e carpire l'essenza della gente brianzola. Quando qualcuno mi domanda se c'è davvero così tanto da dire sulla Brianza, io rispondo che - solo a parlare di ciclismo e di ciclisti brianzoli - potrei tirare avanti per ore, se non per anni. Se non per sempre.

Il ciclismo in Brianza ha una cruciale valenza metaforica e simbolica, sia interna (perchè disegna alla perfezione l'individualità chiusa del brianzolo e i suoi rapporti di forza e di gerarchia: tra cap e gregari, tra padron e operari) che esterna (in particolare nei rapporti coi milanesi che in Brianza ci salgono pedalando, e che vedono in essa un femmina da possedere, da percorrere tutta con la bicicleta noeuva, un rapporto di odio-amore con substrato di grande valenza psicanalitica).

Per i milanesi, sulle strade pedalabili della Brianza esistono due esami cruciali: c’è una salita da diploma ciclistico (il Monticello, lunga rampa in ascesa da Carate a Monticello Brianza appunto) e la laurea dei veri grimpeur, l'erta durissima del Ghisallo in alta Valassina, ove è collocato il noto Santuario della Madonna dei ciclisti, con tanto di bicicletta del Fausto Coppi sempre esposta.

E su quei banchi di scuola asfaltati, il Monticello e il Ghisallo, dove hanno studiato e studiano grandi e piccole divinità dei pedali, si può assistere anche a qualche viscontiana Caduta degli Dei, come capitò al mio amico ciclista di Vedano che, salendo l'ultima rampa dura del Monticello, ebbe a superare e riconoscere (quasi un novello Renzo che incontra il tumefatto Don Rodrigo nel lazzaretto) un ingrassato, lentissimo, irriconoscibile, appagato e affaticato Gianni Bugno a fine carriera che, per tirare là ancora una stagione di ingaggio, usciva proprio sul Monticello (da monzese qual era) per farsi il suo quotidiano giro di allenamento.

Il mio amico, riconoscendo incredulo cotanto doppio campione del mondo ancora in attività, ebbe un moto di vergognosa umiltà nel superarlo e per riparare gli si propose improvvisato gregario, gridandogli: dai Bugno vegn adreèe a mì, se te seèt stanc te tiri su mi! Al che il Bugno Gianni se ne uscì con il più classico, diretto e scontato degli insulti brianzoli: Ma và a dà via...!

Eh, già. Tante ascese e cadute di piccoli e grandi Dei di Roserio, su queste mie vette ciclistiche brianzole.

Postato da: brianzolitudine a 07:15 | link | commenti (7) |
canzo


Commenti
#1    13 Luglio 2006 - 22:44
 
il mio babbo è un super appassionato di ciclismo; mio fratello grande si era trasformato in centauro: mezzo uomo e mezza bici (per poi spaccarsi la testa in moto; estremizzazione e antitesi della bici, pur sempre in funzione anti-auto). io sono fuori dal giro (perdonami il gioco di parole). in bici ho fatto solo una fiaccolate a tappe anni fa. sono sceso dalla Cisa come un fulmine: me lo ricorderò per sempre....
PS: ti segnalo il primo reportage di Paolo Rumiz nel suo "E' oriente", in tema di bici.
te saludi
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente buonaparte

#2    14 Luglio 2006 - 00:58
 
Oppure quell'altro mitico personaggio, il Brianza di Giussano trapiantato a Milano, il Consonni Ivo: barista bello come un apollo, ballerino rubacuori del Ponte della Ghisolfa, talmente avvenente da essere pagato per partecipare ad orge milanesi e servizi pornografici esperienza devastante che lo segnerà dentro per sempre...

Bob
utente anonimo

#3    14 Luglio 2006 - 09:42
 
Non si finisce proprio mai di apprendere storie avvincenti e utili indicazioni su queste pagine... da amante della letteratura e anche del ciclismo, mi procurerò senza dubbio a breve il testo di Testori.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BiteBack

#4    14 Luglio 2006 - 16:47
 
quello di Testori è un libro che da molto m'ero ripromesso di leggere. Magari per le vacanze.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente brule

#5    23 Aprile 2009 - 16:09
 
ah, il ghisallo....anche se per me e' il Circuito del Lario piuttosto che le rampegate ciclistiche....ma che posti....e che gente!
N. from Hibernia
utente anonimo

#6    25 Aprile 2009 - 14:25
 
in tuut drugàà ades cume alura....
utente anonimo

#7    26 Aprile 2009 - 14:36
 
Ti fai aspettare, ma i tuoi post ricompensano sempre dell'attesa:-))
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AnnaSetari

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