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domenica, 16 novembre 2008

Brianza Pope

Me trovavi on dì a Roma, tanti ann fa,

e, finii i mè mestee de ragionatt,

ho dii: « Voeui nà a trovà Soa Santità »

che allora l’era el nòster Papa Ratt.

Dopo un’ora o pocch pù seri già là

in la sala d’udienza, quest l’è ‘l fatt;

e intant che Luu ‘l me dava de basà

l’anell sont borlaa foeura tutt a ‘n tratt

a dìgh (gh’hoo avuu ‘na bella petulanza!)

O Santità, mi sont de la Brianza! ».

E Luu l’ha faa, tirand on sospiron,

«Ah Brianza! Brianza!»... I noster oeucc,

Luu in pè denanz a mi e mi in genoeucc

gh’hann vuu ‘n moment l’identica vision!

 

Pian e collin col sfond del Resegon,

tutta ona gran sternida de paés

che paren tacca insemma, el Campanon

de la Brianza, tanti e tanti gès

santuari in bella posizion ‘me, quei

de Monteveggia e de San Genés,

bei lagh e vill bellissim, a monton.

...si ...si, anca quella del Titton a Dès!

In del di quej paroll l’aveva alzaa

i sò bei oggit cont sù i oggiaa

vers el soffitt e hoo poduu no vedè,

forsi anch Luu, pensandigh a l’amada

soa Brianza, dedree de l’impennada

el gh’aveva i oeucc luster... come i me!

 

Un bellissimo doppio sonetto in lengua, ahimè non mio, ma del grande poeta rogenese Pinetto Fumagalli (Papa Pio XI, per chi non lo sapesse, era sì nato a Desio ma la sua famiglia Ratti era originaria del lago di Pusiano, precisamente del comune di Merone, frazione di Rogeno). A parlare di Papa Pio XI (credo, l'unico papa brianzolo di nascita) si entra peraltro in un terreno delicato, vista l’importanza che egli ebbe nella storia italiana del primo dopoguerra e soprattutto per i controversi rapporti che ebbe con il fascismo.

Ma andiamo con ordine. Nato il 31 maggio 1857 in Brianza a Desio, quarto di cinque figli, venne battezzato con il nome di Achille Ambrogio Damiano Ratti (il nome Ambrogio fu in onore del nonno paterno, suo padrino di battesimo).Il padre Francesco fu direttore in vari stabilimenti per la lavorazione della seta, mentre la madre Teresa Galli, originaria di Saronno era la figlia di un albergatore.

Avviato alla carriera ecclesiastica dall'esempio dello zio Don Damiano, Achille studiò a partire dal 1867 nel seminario di Seveso, poi in quello di Monza. Dal 1874 fece parte dell'ordine terziario francescano. Nel 1875 inizia gli studi teologici; i primi tre anni nel Seminario Maggiore di Milano e l'ultimo nel Seminario di Seveso. Nel 1879 è a Roma presso il Collegio Lombardo. Fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1879.

Ratti fu uomo di vastissima erudizione, ottenne infatti tre lauree nei suoi anni di studio romani: in filosofia all'Accademia di San Tommaso d'Aquino di Roma, in diritto canonico alla Università Gregoriana e teologia all'Università La Sapienza. Aveva inoltre una forte passione sia per gli studi letterari, dove preferiva Dante e Manzoni, sia per gli studi scientifici, tanto che era stato in dubbio se intraprendere lo studio della matematica; a tal proposito fu grande amico e, per un certo periodo collaboratore di Don Giuseppe Mercalli, noto geologo e creatore dell'omonima scala dei terremoti, che aveva conosciuto come insegnante nel seminario di Milano.

Ratti fu pure un appassionato alpinista, scalò diverse vette delle Alpi e fu il primo italiano - il 31 luglio 1889 - a raggiungere la cima del Monte Rosa dalla parete orientale; il 7 agosto 1889 scala il Monte Cervino, e a fine luglio 1890 il Monte Bianco, aprendo la via successivamente chiamata "Via Ratti - Grasselli". Le ultime scalate del futuro Papa risalgono al 1913. Per l'intero periodo Ratti fu membro, collaboratore e redattore di articoli per il Club Alpino Italiano. Appena eletto Papa, l'Alpine Club di Londra cooptò Pio XI come proprio socio, motivando tale invito con le tre ascensioni alle più alte cime alpine (l'invito fu declinato, pur con il ringraziamento del Papa).

Nel 1918 papa Benedetto XV lo nominò visitatore apostolico per la Polonia e la Lituania e successivamente, nel 1919, nunzio apostolico (cioè rappresentante diplomatico presso la Polonia) e fu elevato al rango di arcivescovo. La sua missione lo portò ad affrontare la difficile situazione verificatasi con l'assedio sovietico di Varsavia nell'agosto del 1920 per i problemi creati dalla formulazione dei nuovi confini dopo la I Guerra Mondiale. Egli fu infatti nominato Alto Commissario ecclesiastico per il plebiscito nell'Alta Slesia, plebiscito che si doveva svolgere tra la popolazione per scegliere fra l'adesione alla Polonia o alla Germania.

In questo periodo nel cardinale Ratti probabilmente si venne a formare la convinzione che il pericolo principale dal quale la Chiesa cattolica si doveva difendere fosse il bolscevismo. Di qui la cifra che spiega il suo operato successivo: la sua politica sociale volta a contendere le masse al comunismo ed al fascismo.

Achille Ratti fu eletto Papa il 6 febbraio 1922. La sua prima enciclica Ubi arcano Dei consilio, del 23 dicembre 1922, manifestò il programma del suo pontificato, peraltro ben riassunto nel suo motto "pax Christi in regno Christi", la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Detto altrimenti, a fronte della tendenza a ridurre la fede a questione privata, papa Pio XI pensava invece che i cattolici dovessero operare per creare una società totalmente cristiana, nella quale Cristo regnasse su ogni aspetto della vita.

Il suo principale impegno fu nella lotta contro ogni forma di nazionalismo, razzismo e totalitarismo in quanto minacce alla dignità dell'uomo. Emise l'enciclica Quas Primas dove veniva stabilita la festa di Cristo Re a ricordare il diritto della religione a pervadere tutti i campi della vita quotidiana: dallo stato, all'economia, all'arte. Per richiamare i laici ad un maggiore coinvolgimento religioso, nel 1923 venne riorganizzata l'Azione Cattolica.

Pio XI ritornò più volte nell'enciclica sul legame fra moneta, economia e potere. Nella Quadragesimus annus affermò: «Nel nostro tempo è ormai evidente che la ricchezza e un immenso potere sono stati concentrati nelle mani di pochi uomini. Questo potere diventa particolarmente irresistibile se esercitato da coloro i quali, poiché controllano e comandano la moneta, sono anche in grado di gestire il credito e di decidere a chi deve essere assegnato. In questo modo forniscono il sangue vitale all'intero corpo dell'economia. Loro hanno potere sull'intimo del sistema produttivo, così che nessuno può azzardare un respiro contro la loro volontà.»

Immediatamente dopo l'elezione, il novello Pontefice contrariamente ai suoi immediati predecessori - Leone XIII, Pio X e Benedetto XV - decise di affacciarsi alla loggia esterna della Basilica Vaticana, cioè su Piazza San Pietro, sia pur senza dire nulla, limitandosi a benedire la folla presente, mentre i fedeli di Roma gli rispondevano con applausi e grida di gioia. Il gesto "dovuto", ma che si verificava dopo i fatti del 20 settembre 1870, era da considerare di portata storica; ciò accadeva perché Pio XI era convinto che la fine del potere temporale, sia pure in maniera "violenta" era, per la missione della Chiesa nel mondo, la liberazione dalle catene delle passioni umane.

La Questione romana incontrava, non solo le preoccupazioni e le speranze dei cattolici in Italia, ma anche di tutti i cattolici del mondo, tanto da indurre zelanti sacerdoti, peraltro missionari, a prendere iniziative personali, come per esempio don Luigi Orione a scrivere più volte al capo del governo fascista, Benito Mussolini; altri sacerdoti intervennero con propri studi presso la Segreteria di Stato Vaticana, nella persona del Delegato del Papa, cardinale Pietro Gasparri.

Nel 1929 il Papa fu l'artefice della firma dei Patti Lateranensi tra il cardinale Pietro Gasparri ed il governo fascista di Benito Mussolini. Il 13 febbraio 1929, pronunciò un discorso agli studenti e ai docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che passò alla storia per una definizione, secondo cui Benito Mussolini sarebbe stato esaltato come «l'uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare».

Con l'accordo stipulato veniva data alla Santa Sede la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano, come enclave nella città di Roma, in cambio dell'abbandono da parte del Vaticano di pretese territoriali sul precedente Stato Pontificio. A compensazione delle perdite territoriali e come supporto nel periodo transitorio, il governo garantiva un trasferimento di denaro che, investito da Bernadino Nogara sia in immobili che in attività produttive, pose le basi per l'attuale struttura economica del Vaticano.

In segno di riconciliazione, nel luglio successivo, il Papa uscì in processione eucaristica solenne in piazza San Pietro. Un avvenimento del genere non accadeva dai tempi di Porta Pia. La prima uscita dal territorio della Città del Vaticano avvenne invece il 21 dicembre dello stesso anno quando, di primissima mattina, il Pontefice si recò, scortato da poliziotti italiani in bicicletta, alla basilica di San Giovanni in Laterano, per prendere ufficialmente possesso della sua cattedrale.

 

Dopo anni di buon vicinato, verso la fine degli anni '30 il clima con il governo fascista si deteriorò notevolmente. Nel febbraio 1939 Pio XI convocò a Roma tutto l'episcopato italiano in occasione del I° decennale della "conciliazione" con lo Stato Italiano, del XVII anno del suo pontificato e il 40esimo anno del suo sacerdozio. Nei giorni 11 e 12 febbraio egli avrebbe pronunciato un importante discorso, preparato da mesi dove avrebbe denuciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte del regime fascista e le persecuzioni razziali ed i preparativi bellici in Germania. Tale discorso è rimasto segreto fino al pontificato di Papa Giovanni XXIII quando nel 1959 vennero pubblicate alcune parti. Egli infatti morì per un attacco cardiaco, nella notte del 10 febbraio 1939.

A scoprire la morte del papa fu il medico personale Francesco Saverio Petacci, padre di Claretta. Pio XI avrebbe ricevuto alcuni esponenti di spicco della federazione fascista nel febbraio del 1939, annunciando a questi che aveva preparato un discorso che era intenzionato a tenere l'11 febbraio, in occasione del decennale del Concordato: questo discorso sarebbe stato molto critico nei confronti del nazismo e del fascismo, e avrebbe anche contenuto riferimenti alle persecuzioni dei cristiani che in quegli anni avvenivano in Germania e a supposti tentativi di spionaggio nei confronti dei vescovi da parte della dittatura fascista.

Il Papa avrebbe dovuto anche annunciare un'enciclica contro il razzismo e la privazione delle libertà. Ma Achille Ratti morì appunto la notte prima, il 10 febbraio e Pacelli, al tempo Cardinal Segretario di Stato e dopo poco meno di un mese eletto al pontificato come Pio XII, decise di non divulgare il contenuto di questi documenti. Alcuni ipotizzarono, sulla base di un memoriale del cardinale Tisserant ritrovato nel 1972, che Pio XI fosse stato ucciso per ordine di Mussolini, il quale aveva avuto sentore della possibilità di essere condannato e scomunicato. Secondo questa ipotesi, l'autore materiale del delitto sarebbe stato il professore medico Francesco Petacci, padre di Claretta Petacci. Questa teoria venne seccamente smentita dal cardinale Confalonieri, segretario personale di Pio XI.

Le relazioni tra il Vaticano e il Fascismo durante il pontificato di Pio XI furono contrassegnati da alti e bassi in quanto la ricerca dei benefici e dei vantaggi per la Chiesa richiese un prezzo molto alto da pagare. Dal 1922 al 1927 Pio XI adottò un atteggiamento favorevole al Duce. All'indomani della firma dei Patti Lateranensi, Pio XI indicò Mussolini come un uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, poi interpretato come L'uomo della Provvidenza. Dopo alcuni anni di relativa calma, il progressivo avvicinarsi dell'Italia fascista alla Germania nazista con - fra l'altro - lo scopiazzamento delle dottrine e politiche razziste, raffreddò nuovamente i rapporti tra Santa Sede e il Regime.

Nel 1933, pochi mesi dopo l'ascesa di Adolf Hitler al potere fu concluso un concordato con la Germania dopo anni di trattative - seguite in primis dal cardinal segretario di Stato Pacelli, il quale era stato peraltro per anni nunzio in Germania . Negli anni successivi i nazisti impedirono in tutti i modi che le clausole del concordato di garanzia per la Chiesa fossero realmente rispettate. Nel 1937, a seguito delle continue interferenze del nazismo sulla vita dei cattolici e per il sempre più evidente carattere neopagano dell'ideologia nazista, il Papa emise l'enciclica Mit brennender Sorge (con viva preoccupazione) , scritta eccezionalmente in tedesco e non in latino, con la quale condannava fermamente l'ideologia nazista, seguita dopo poco dalla Divini Redemptoris, con un'analoga condanna dell'ideologia comunista.

Nel maggio del 1938, quando Hitler visitò Roma, il Papa si recò a Castel Gandolfo dopo aver fatto chiudere i Musei Vaticani. La chiusura dei Musei e dell'accesso alla Basilica fu decisa dal Pontefice per evitare che Hitler, visitando uno di questi due luoghi, potesse mettere piede nella Città del Vaticano. Disse: "questo è un giorno triste per Roma sopra la quale si erge una croce che non è la Croce di Cristo", riferendosi alle numerose svastiche che Mussolini fece esporre a Roma in omaggio a Hitler.

Infine, i rapporti con gli ebrei. Nel 1928, alla prima importante condanna formale dell’antisemitismo, avvenuta per volere di Pio XI (ove il termine antisemitismo è usato esplicitamente, cosa che non avverrà nella Mit brennender Sorge, nè durante l’intero pontificato di Pio XII) e alla condanna di Action Française, seguì la soppressione dell’Opera sacerdotale Amici di Israele. Sorta nel febbraio del 1926, in antitesi allo spirito antisemita di Maurras (fondatore di Action Française), l’associazione disponeva di un programma rivolto ai preti, contenuto in diversi opuscoli redatti in latino, che cercava di promuovere un atteggiamento nuovo, amorevole verso Israele e gli ebrei, per i quali non si sarebbe più dovuto parlare di popolo deicida.

Al fine di operare una riconciliazione con gli ebrei, l'associazione cercava di capovolgere le antiche prese di posizione assunte dalla Chiesa: gli Amici di Israele richiedevano l'abbandono di ogni discorso sul deicidio, sull'esistenza di una maledizione sugli ebrei e sull'assassinio rituale. Un nuovo sentimento che doveva coinvolgere il cuore della gerarchia ecclesiastica e difatti, alla fine del 1927, l'associazione poteva già vantare l'adesione di diciannove cardinali, duecentosettantotto vescovi e arcivescovi e tremila sacerdoti.

Il 25 marzo del 1928 la Congregazione per la Dottrina della Fede, emetteva un decreto che ordinava la soppressione di questa associazione in seguito alla sua proposta di riformulare la preghiera del Venerdì Santo, eliminando il termine «perfidi» attribuito agli ebrei, accusati di deicidio. Il decreto di soppressione papale affermava che il programma dell'associazione non riconosceva «la perdurante cecità di questo popolo», e che il modo di agire e di pensare degli Amici di Israele era «contrario al senso e allo spirito della Chiesa, al pensiero dei santi padri e alla liturgia».

Un Papa dunque complesso il brianzolo Pio XI, coraggioso per certi versi e contradditorio per altri. Figlio di un tempo che ha caratterizzato tutti i drammatici mutamenti storici che sarebbero confluiti nella Seconda Guerra Mondiale, e anche oltre. Avvenimenti che viviamo per la gran parte di noi ancora sulla nostra pelle, e che quindi per questo motivo non riusciamo ancora a leggere con obiettività di storico, ma con coinvolgimento di cronaca. E questa “vicinanza” di quel periodo storico ci costringe, forse, a non emettere ancora un giudizio definitivo su Papa Pio XI, al secolo Achille Ratti di Desio.

Credits: Wikipedia

Postato da: brianzolitudine a 18:42 | link | commenti (6) |
desio


Commenti
#1    17 Novembre 2008 - 12:02
 
Post lunghetto, ma merita. Io sono di Desio, ma tutte 'ste cose su papa ratti mica le sapevo. Il fatto che fosse alpinista lo accomuna a Wojtila, mentre quella morte stranissima e sospetta mi ricorda molto papa Luciani. Certo che se fosse stato davvero ucciso, sarebbe una storia da film. Aldo.
utente anonimo

#2    18 Novembre 2008 - 06:52
 
@aldo: in effetti la morte di Pio XI morte è ben più sospetta di quella di papa Luciani, avvenuta come fu sotto le mani di cotanto medico e soprattutto il giorno prima di quel discorso critico con nazismo e fascismo, poi non casualmente secretato dalle gerarchie vaticane.

Teniamo presente che la città del Vaticano esisteva come Stato da solo nove anni, poteva essere comprensibile tale reticenza, considerato il rischio di "invasione" da parte non tanto dell'Italia quanto tedesco (come in effetti Hitler poi pianificò, a fatica dissuaso dal Generale Wolff, comandante della piazza di Roma dopo l'8 settembre).
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#3    18 Novembre 2008 - 13:23
 
penso che destreggiarsi in quegli anni fosse difficilissimo
la tua escursione biografica fa luce su alcuni passaggi illuminanti
ti ringrazio per l'ottima scheda.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AMALTEO

#4    18 Novembre 2008 - 23:44
 
Non conoscevo a fondo questa figura, e probabilmente ne avevo una visione non propriamente positiva a causa di preconcetti che troppo spesso sostituiscono quello che dovrebbe essere l'obiettivo principale della storia: l'obiettività.
Tuttavia non ho mai creduto al bianco e al nero, bensì al grigio, dato che, a parte casi estremi, non esistono né male né bene in termini assoluti.
Un post importante. E un altro illustre personaggio nato dalla Brianza.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente anneheche

#5    09 Dicembre 2008 - 19:13
 
Quante notizie si conoscono e si apprendono a leggere i tuoi post!
Grazieeeeeeeee! Oggi ho imparato qualcosa più di ieri
:)))
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cuoredigiada

#6    18 Febbraio 2009 - 12:02
 
Molto bello questo scritto su Papa Ratti, sintetico e articolato.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente todikaion

Commenti


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