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sabato, 26 aprile 2008

Brianza Sugar

Papaveri bianchi per medicina

oppure papaveri afgani d’oppio

dal succo potente, che vale doppio,

su quelle colture d’alta collina

a Magreglio? In quella nostrana Cina

prima che nascesse il motore a scoppio

li si coltivò per crisi d’accoppio

di masculi, estraendo papaverina

ed oli essenziali: un Viagra d’antan

da spalmare sulla verga ammainata,

massaggiandola con cura pian

piano appena prima del caldi amplessi,

in quel Secolo dei Lumi pomata

efficace contro i mosci insuccessi.

 

Brown Sugar, how comes you taste so good? Così cantava e canta tuttora il grande vecchio Mick Jagger front-man leader de I Sàss Borlànt (The Rolling Stones), magnificando metaforicamente una nota sostanza iniettabile, ottenuta dal fiore di papavero.

E immaginate la mia sorpresa nello scoprire che lassù nell’Afghanistan de noantri, ovvero sulle colture quasi Brianzole d’alta collina, appena sopra Canzo e Asso e precisamente nel Comune di Magreglio, nel settecentesco Secolo dei Lumi era diffusa la coltivazione del papavero bianco, fiore dal quale si ricavava un olio essenziale ricco di alcaloidi e papaverina, utile per quella guarigione, quel viril risanamento che i libertini pariniani giovin signori del tempo (alacri e assai attivi in liasons dangereux con le più disinibite contessine) potevano necessitare in quel luminoso, smutandato e libero secolo diciottesimo.

La notizia di tale coltura (poi azzerata nel più morigerato secolo successivo) è riportata nel “Saggio di storia naturale del lago di Como” del naturalista Domenico Mandelli (o Vandelli) della corte del duca di Modena, un Saggio pubblicato nel 1763. La buonanima del Mandelli su quelle immortali pagine ci ricorda come appena oltre la Brianza, a Magreglio appunto, si coltivava già nel 1760 una varietà di papavero bianco dal quale si estraevano vari olii essenziali dalle notevoli proprietà medicinali, narcotizzanti o stimolanti secondo la necessità del paziente.

Non solo. L'afgano-modenese Mandelli si prese anche la briga di suggerire ai più sempliciotti brianzoli l’affiancamento o la sostituzione del cultivar papavero bianco con il più potente e redditizio papavero da oppio (sic!). Che dire? Incredibile questo Mandelli, altro che gli odierni pusher. Davvero bei tempi di spaccio il Secolo dei Lumi, mica come i tempi odierni, dove se appena tieni una innocente pianta di canapa sul balcone di casa rischi la denuncia.

Purtroppo non so dirvi se qualche paisan del luogo abbia poi aderito all'opportunità di trasformare la Valassina in una raffineria d'oppio. Ma visto che ormai vi ho portato su a Magreglio, in questa gita tra quei paradisi naturali e artificiali appena extra moenia brianzole (Magreglio non è Brianza, a stretto rigore), come non ricordarvi di visitare il notissimo Santuario della Madonna del Ghisallo? E’ una simpatica chiesetta del 1623, dove è venerata una effige della Madonna del Latte (protettrice delle lattanti), datata  XVI secolo.

Dal 1949 la Madonna del Ghisallo, grazie all'azione efficace dell'allora parroco Don Ermelindo Viganò, è stata proclamata Patrona dei ciclisti. Quale ciclista brianzolo o milanese non si è fatto la sua bella aggressiva arrampicata da grimpeur, boccheggiando in apnea su su fino al colmo del Ghisallo? In quella chiesetta sono conservati i cimeli, soprattutto maglie e biciclette dei principali campioni delle due ruote a pedali, in attesa di trovare una più degna sistemazione nell'erigendo Museo del ciclismo.

Sempre a Magreglio, vi segnalo poi che dal belvedere Romeo (dal nome del Senatore del Regno On. Romeo, quello che rilevò negli anni ’20 l’azienda automobilistica Alfa di Arese e la fece diventare la mitica Alfa Romeo che conosciamo) si può ammirare un panorama mozzafiato che comprende le Grigne, le montagne che le fanno corona, il ramo del lago di Lecco, il centro e l'alto lago su quasi fino a Colico.

Inoltre non dimenticate che a Magreglio nasce il Lambro, il fiume brianzolo per antonomasia: passando per i Castagneti e risalendo il torrente Lambro si arriva alla Menaresta, fonte del fiume stesso, un sifone naturale dal quale periodicamente sgorga acqua.

Salendo l'erta di fronte alla Menaresta si entra nel Boeucc di Pegor, una serie di grotte comunicanti con stalagmiti (esattamente come in Afghanistan, che vi dicevo?). Risalendo verso i Castagneti è possibile osservare al confine del giardino di una villa il Masso Avello rimasto a Magreglio, utilizzato come vasca; poi più avanti, seguendo l'antica strada dei Vitt, si transita presso il Bus de la Stria (la grotta della strega), dove sono stati trovati reperti preistorici.

Infine, dal passo del Ghisallo si sale ancora più su verso Piano Rancio e la pista di sci di Pian Lavena, proseguendo ancora oltre si risale fino alle piste da sci del monte San Primo. Per chi volesse satollarsi, segnalo il mitico ristorante Chalet Gabriele, dove si mangia che è un piacere; in particolare la polenta taragna e il Tocc, una polenta locale con stratosferiche dosi di burro e formaggio, che si mangia fumante attingendola da una pentolona comune.

Dalla sala ristorante di quello Chalet, la vista sui due rami del Lago di Como che si riuniscono in punta a Bellagio è semplicemente da urlo.

Postato da: brianzolitudine a 21:55 | link | commenti (9) |
extra moenia


Commenti
#1   26 Aprile 2008 - 23:39
 
che dire.. di tutto un po'... dai rimedi d'antan per lor signori... alla guida turistica... a comunicatore della locale APT.. ;-)
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#2   27 Aprile 2008 - 10:01
 
sono giusto stata l'altro dì da quelle parti, poco sotto il san primo.. davvero meraviglioso. peccato non potersi tuffare direttamente nel lago :)
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#3   27 Aprile 2008 - 12:42
 
E io che pensavo solo alle "papagne", decotti di semui di papavero, per far addormentare i bambini.
I brianzoli li risvegliavano, invece:-))
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#4   27 Aprile 2008 - 14:21
 
Sempre belli questi tuoi viaggi nella tua terra... Giulia
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#5   27 Aprile 2008 - 16:40
 
Ho scritto un libro proprio ambientato lì!
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#6   27 Aprile 2008 - 22:21
 
Li avevo, i semi di papaveri da oppio, li avevo. Anni fa,arrivati da chissà dove, mia nonna li coltivava nel giardinetto della casa di vacanza in Valtellina. Sono fiori stupendissimi, e ho giocherellato per anni con le capsule dei semi, altrettanto belle, senza pensare di tenerne da parte un paio.
Ma sarà vietata la coltivazione? Ci sarà mai qualcuno che si accorga, nel caso, che quei fiori stupendi che dondolano (dondolerebbero se li trovassi) alla brezza sul mio terrazzo sono le temibili corolle Afghane? Saranno botanici tanto esperti e occhiuti, le forze dell'ordine?
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#7   28 Aprile 2008 - 06:59
 
@dreamlady: si, un bel fritto misto, per tutti i palati. :)

@lailly: posizione splendida, vero. Peccato che arrivarci sia un po' laborioso.

@arden: quello che non ammazza, ingrassa... ;)

@giulia: grazie. E mi fa piacere che resti sul pullman del mio blog.

@anneheche: non avevo dubbi!!!

@sphera: è vero, sono enormi e splendidi. E sulle nostre prealpi vengono che è un piacere. Però temo che verresti sgamata in un nanosecondo, con successiva prima pagina a caratteri cubitali sul "Giornale di Merate": raffineria d'oppio nella casa di un'insospettabile Olgiatese! :D:D:D
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#8   02 Maggio 2008 - 17:21
 
QUANDO HANNO ABBATTUTO LA CASA DI MIA NONNA A CANTù POCO TEMPO DOPO SONO CRESCIUTI DECINE DI PAPAVERI DA OPPIO...MIO ZIO LI HA ESTIRPATI TUTTI...SAI MICA CHE I VICINI PENSANO MALE, PROBABILMENTE IN PASSATO QUALCHE SEMENZA è RIMASTA IN GIRO...
CHALET GABRIELE...UN POSTO DAVVERO INTERESSANTE, BELLISSIMO PANORAMA, OTTIMA CUCINA E SPLENDIDI RICORDI CON CENE ALLE SUPERIORI CON I COMPAGNI DI CLASSE E I PESANTI RITORNI A CASA DECISAMENTE BRILLI!!!!
DANIELE
utente anonimo

#9   03 Maggio 2008 - 08:38
 
@daniele: i papaver de cantù, ona volta saggiàa te desmettet pù!
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