Brianzolitudine

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Sono uno, nessuno e centomila brianzoli, l'umana quintessenza della brianzolitudine.

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sabato, 29 marzo 2008

Brianza K

Portano borsa gialla

per fare i loro acquisti,

femmine spalla a spalla

peggio di camionisti;

dietro, carrelli a palla

sospinti da autisti

maschi dagli occhi tristi:

bestiame in una stalla

di mobili, infinito

girone dell’arredo

per condannati al rito

basato su quel credo

nelle stanze clonate

dell’IKEA, a Carugate.

 

Postulato: il piacere che prova una femmina umana in via di accoppiamento o già accoppiata, nel fare struscio domenicale tra le corsie dei negozi IKEA la domenica mattina, è inferiore solo a quello che ella prova trascorrendo cinque ore in un negozio di scarpe, con carta VISA Gold e credito illimitato a disposizione.

Ogni partner umano maschio pertanto si adegui: volente o nolente, per amor di coppia egli dovrà assoggettarsi al rito dell'acquisto di mobili o complementi di arredo che la di lui compagna si sarà intestardita ad acquistare. E si prepari, ricordando che la probabilità che una femmina esca da un negozio IKEA senza fare acquisti (fosse anche solo un set di candele o di tovaglioli o un mero sottopiatto) è dimostrabilmente pari a ZERO.

Che c'entri tutto questo ragionamento sociologico sul fenomeno IKEA, col Brianzashire, è presto detto. La Brianza, leader mondiale indiscussa fino a pochi anni fa nell'arredo e nel mobile, è stata umiliata e sconfitta in casa: il negozio IKEA di Carugate è sette-giorni-su-sette colmo strapieno di coppie brianzole che disdegnano i mobilifici di Meda, Cantù e Lissone per il look svedese, il che dimostra inoppugnabilmente come il non fare squadra a livello industriale abbia comportato l'ennesima sconfitta del Made in Italy.

Ma è storia già vista. Così come nel mondo la pizza non è più associata a Napoli, ma alla catena Pizza Hut, così come il caffè non rimanda più al brand Lavazza, ma al Nespresso o alla catena Starbucks, così nel mobile da arredo una coppa thailandese che volesse rifarsi il salotto mai si ispirerà al design creato tra le verdi colline brianzole, ma penserà di fiondarsi al primo ipermercato IKEA che si trovi loro vicino.

Certo, in Brianza ancora signoreggiano i Molteni, i TiSettanta e i Cassina, ma questi ormai sono mobilifici per elite, per segmenti di mercato ristrettissimi che non fanno volume e vera ricchezza per il territorio. Un vero peccato, nonchè ennesima occasione persa per il design italiano, per il tessuto industriale e creativo brianzolo che avrebbe potuto - in questo campo - stravincere alla grande su tutto il globo terraqueo, se appena appena avesse voluto fare sistema.

E dunque tutti all'IKEA, a comprar mobili di mediocre fattura da montarsi in casa alla bella e meglio, ma così tanto graditi alle femmine umane in via di accoppiamento o già accoppiate, che in quel design fatto di abete truciolare e plasticone vedono il non-plus-ultra dell'arredo trendy

Ma adesso scusatemi, vi devo proprio lasciare: devo accompagnare mia moglie all'IKEA di Carugate a comprare una lampada che a lei piace tanto, l'ha appena vista sul catalogo. Cari lettori masculi, non ridete: toccherà anche a voi, una volta o l'altra. Come diceva il cugino di Renzo? A chi la tocca, la tocca...

Postato da: brianzolitudine a 08:14 | link | commenti (34) |
carugate


Commenti
#1   29 Marzo 2008 - 08:59
 
:D guarda che caso... ci devo andare giusto stamane. Con moglie, naturalmente.
utente anonimo

#2   29 Marzo 2008 - 11:02
 
mi piaceva Paolo Migone quando raccontava dell'Ikea ...
un saluto ... meow ;o)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente JoeSkanner

#3   29 Marzo 2008 - 11:20
 
bellissimo questo post.
sull'antropologia dell'ikea c'è anche un altrettanto gustoso racconto in un libro di francesco piccolo. ora è nella biblioteca della casa del lago. te lo segnalo domani
buoni giorni
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AMALTEO

#4   29 Marzo 2008 - 11:27
 
Non ho mai comprato nulla all'ikea e se devo dirla tutta non ci sono mai entrata e non perchè vivo al sud e da queste parti non c'è. Diciamo che il mio è un partito preso, già un paio di volte a Roma, a Porta di Roma se non sbaglio, davanti al megalite svedese ho girato le spalle e sono andata via,però se mi consenti mi godo ancora i miei meravigliosi pezzi Molteni (chiave di violino) comprati un decennio fa....
Perchè qualità e design (italini...pensa al meraviglioso noce nazionale) hanno il prezzo che hanno ma non inducono neanche alla tentazione del cambiamento tout court
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente arietta

#5   29 Marzo 2008 - 13:47
 
Oh sublime Brian :)
Tutto vero, va da sé, io ho deciso che mollerà il drudo perché si rifiuta categoricamente di sprec...ehm, trascorrere una domenica all'IKEA di BO, quando io sono mesi e mesi che agogno un paio di nuove librerie. Io però la scusante ce l'ho: essendo di domicilio itinerante, se poi non riesco a portare via le librerie, avrò perso di meno...Mobili usa e getta, già.
L'IKEA di Carugate! Ci andavamo quando abitavamo a Milano. Quella di Corsico non l'abbiamo mai considerata.
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#6   29 Marzo 2008 - 14:25
 
il mobile italiano è...semplicemente fantastico!
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#7   29 Marzo 2008 - 15:42
 
Straordinaria la poesia!
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#8   29 Marzo 2008 - 21:41
 
Sono una donna non sono una santa
non ho voglia di montare l'anta...
Non mi portare all'IKEA questa sera
vacci tu,voglio la tenda intera...
Tu lo sai che ho quattro fratelli
cacciaviti, bulloni ed orpelli...
Ma se tu fossi davvero saggio
penseresti a ben altro montaggio...

Concordo sulla predilezione per i veri mobili. Mi spiace se la tradizione del bello viene sconvolta dai pacchi da ricomporre a domicilio, come le sorprese dell'ovetto Kinder.
danis
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#9   30 Marzo 2008 - 00:08
 
Ho una opinione molto positiva dell'IKEA, di cui ho potuto studiare la modalità in un corso sulle società di servizi, perché l'Ikea è soprattutto servizio con forte coinvolgimento del cliente nell'erogazione del servizio.
Qualità buona, prezzi ottimi, catalogo splendido, consegna immediata, montaggio agevole (che molti fanno volentieri) che si vuole di più? Molte coppie di sposi, spesso abbienti, si arredano tutta la casa all'IKEA, uomini e donne au pair.
E i nostri, quelli delle camerette a segatura portante, che hanno fatto? In una cosa sono stati bravissimi, non solo in Brianza ma in tutta Italia: nell'impedire con pressioni di ogni tipo sugli enti locali l'insediamento dei magazzini IKEA, questo è il modo con cui intendono la concorrenza. O vogliamo credere che all'IKEA ci si vada per moda? Ottimo post Brian, secondo me, sotto sotto, all'IKEA ci vai volentieri pure tu: si vede l'intelligenza in tutte le cose che fanno.

saludos
Solimano
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#10   30 Marzo 2008 - 10:21
 
All' IKEA ci vado per "disgustarmi" con i loro deliziosi wusterl... Le uniche cose che ho dell' IKEA in casa sono le Billy, che ho dovuto provvedere a rinforzare con fisher adeguati alle pareti e fra dorso e dorso, dato che i libri d' arte, oltre che ingombranti, pesano molto. A Lissone si andava a vedere e/o comprare i mobili: la mia cameretta in legno di olmo VERO è ancora oggi molto bella, e se dovessi avere dei figli, non li metterei mai nelle orripilanti camerette che fanno oggi, con tutti quei nauseanti giallini e verdini... puah! E' anche interessante osservare l' evoluzione (o involuzione) del mobile "Novecento" tipico dei salotti medio-borghesi... che io ho sempre DETESTATO... ma che oggi si è semplificato nelle (troppo) essenziali forme (ospedaliere) delle pareti assemblate, vagamente Feng-Shui, con un pannello posteriore messo a reggere pensili e mensole: un mix di certe idee venute fuori da quando ARMANI, ahinoi, si è messo a "firmare" la sua linea di prodotti ARMANICasa e, appunto, da certe cose IKEA. Ad esempio l' uso di quel rivestimento in legno color "testa di moro" ha preso il sopravvento su altre "tinte" (per non dire "essenze") proprio a partire dall' uso estensivo che ne ha fatto Armani nei suoi mobili... Anche le sue oscene poltrone "a scacchi" bianche e nere hanno condizionato molto lo stile "standard" dei divani dal trend medio-borghese... Fino agli episodi più "high-brow" come le cose che adesso propone Minotti... C'è stato anche un sostanziale decadimento del salotto in "arte povera", dovuto anche al fatto che è diventato piuttosto agevole recuperare grandi o piccoli complementi d' arredo "tradizionali", anche ripescando gli pseudo-Chippendale e simili degli Anni '40, che tirano alla grande su E-bay. Al finto antiquariato si è sostituito un abuso di brocantage... che però, per quel che mi riguarda, può anche risultare gradevole e divertente, se però scelto con una certa accortezza.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente oyrad

#11   30 Marzo 2008 - 13:08
 
Due cose: 1) Molti ( mi pare circa 1/3) dei mobilieri fornitori internazionali IKEA, che è solo un marchio che eroga servizi (ottimi dal pdv del marketing e del cliente) sono italiani ; 2) se in Brianza al posto dell'ideologia del lavorare a testa bassa, che non porta a nessun aumento di produttività (cosa legata all'innovazione tecnologica, pochissimo alle ore di lavoro) esistesse l'deologia del lavorare meglio, le aziende non sarebbero gestite da ragionieri figli dei fondatori che si affannano a mantenere lo status quo, ma da amministratori moderni laureati, anglofoni e con master alla ricerca di nuovi spazi di mercato, di ricerca per migliorare la produttività, ecc. E' esattamente quello che IKEA ha saputo fare, e gli italiani no. Praticamente il signor Frigerio lavora come un mulo per subfornire per 4 soldi qualcosa che IKEA rivenderà col suo marchio in India con margini di guadagno enormi; oppure, se ha un marchio proprio, di gamma non alta, si arrangia come può e se la prende coi cinesi. Se non si cambia mentalità, se si continuerà a pensare economicamente in dialetto anziché in inglese, le cose andranno sempre peggio.
utente anonimo

#12   30 Marzo 2008 - 13:10
 
m
utente anonimo

#13   30 Marzo 2008 - 13:43
 
@tutti: il tema è complesso, e ne è prova il fatto che i punti di vista che leggo sono variegati. Premetto che sono innamorato del mobile italiano, certe "opere d'arte" sono nate dal design italiano brianzolo, da una imprenditoria che è fatta non solo da cumenda o ragionatt che hanno studiato al serale, ma anche da veri e propri imprenditori del mobile.

E allora, perchè è successo che IKEA sfondasse? I motivi sono diversi, ma per me almeno due i pregi vincenti di IKEA:

1) il prezzo, c'è poco da fare. Il mobile IKEA costa il 30-40% in meno dell'equival3ente brianzolo.

2) il design e la formula: molto moderni e originali, ideali per una società che si muove e pensa rapidamente. Qui il mobiliere brianzolo potrrebbe copiare la formula, se solo volesse. Purtroppo ciò richiede un cambio di mentalità, che solo i grandi mobilieri (Cassina e altri) - che producono pezzi dai prezzi inarrivabili per il pueblo - possono avere. I piccoli mobilieri dovrebbero fare sistema, copiare il meglio di quella formula IKEA: conoscendo la testa del piccolo mobiliere brianzolo, temo che non lo farà mai. Ed è un peccato perchè facendo in questo modo il piccolo mobiliere brianzolo, con questo divide et impera, camperà sempre peggio.

Due note di critica su IKEA però ce le metto io, che pure sono un utente dei suoi prodotti. Primo, la qualità: non è certo il massimo, e lo dico da quando il letto di mia figlia mi si è sbriciolato in mano, scomprendo che quello che credevo essere legno era in realtà segatura fine fine tenuta insieme alla bell'e meglio con colla, manco truciolare era.

Secondo: Non so caro marsala (?)dove hai letto che il 30% del prodotto IKEA è italiano: a guardare le etichette dei prodotti, io ho trovato solo cina e vietnam. Zone del mondo dove il lavoratore è trattato appena più di uno schiavo. E questo, per me, non è cosa da poco, non solo nel settore del mobile, intendiamoci.
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#14   31 Marzo 2008 - 08:25
 
Siamo sostanzialmente d'accordo. Anch'io trovo la qualità IKEA generalmente bassa. Sono d'accordo anche sulle basse garanzie del lavoro in Cina e Vietnam. Forse dire quasi schiavistico è esagerato, da noi mezzo secolo fa non era molto diverso, e per molti clandestini in Italia - che fanno comodo a molti, ma verso cui per il resto non ho molta simpatia - è ancora oggi così. Sui fornitori italiani di ikea mi devo correggere, sono "solo" l'8% (http://eddyburg.it/article/articleview/8679/0/195/) che riprende il sole24 ore, siamo comunque i terzi fornitori al mondo, e stiamo parlando di numeri enormi. [non sono marsala; ho scoperto da poco il blog, a breve mi registrerò, per ora il mio nick è anonimo ticinese]
utente anonimo

#15   31 Marzo 2008 - 08:44
 
non sono io l'anon del 30% e neanche degli altri, se lo fossi stato l'avrei siglato come sempre fatto

da oggi mi loggherò sempre, promesso

lampade ikea

29/02/2008 tramonto dietro la tenda Ikea modello Bambu

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#16   31 Marzo 2008 - 09:36
 
l'ikea e' uno di quei temi che solletica le persone quasi quanto le ideologie e la politica

provavo un senso di repulsione, se non altro perche creava coda a carugate... e ogni volta che volevi saltare il casello era un delirio.
il girare all'interno e' piu fatigante del girare per le vie medioevali di Fes...
mettiamoci poi il discorso qualita' (con diversi zii nel settore, e che hanno chiuso bottega in quel di meda la si annusa la mancanza), in piu la riproduzione in larga scala di oggetti che rendono le case uguali...
beh... sono tutti discorsi che "ideologicamente" sono sufficienti per tenerti lontano...ma...
ma...lo ammetto...
ho iniziato quando mi serviva un letto a 1 piazza e mezza per la casa in affitto a milano... e che vado a spendere un patrimonio per qualcosa che usero per due anni?...poi arriva la casa in affitto da arredare per l'arrivo della pupa... appunto casa in affitto che tengo per quasi due anni e poi... insomma col prezzo di meta cucina brianzola mi arredo la casa... ora sono emigrato sempre in affitto, e meta dell'arredo si e sistemato bene nella casa nuova.
per utilita' quindi sono andato all'ikea... con tutta la fila da fare... e' un po come mettersi in coda per andare a lavorare a milano (quando lo facevo)...lo si fa.
poi nel mio mondo personale accarezzo ancora la rosa scalpellata da mio zio sui suoi divani baroccchi...
salut
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#17   31 Marzo 2008 - 13:36
 
Magnifico Brian! Non potevi descrivere meglio l'ondata IKEA che non si ferma più...
Io ci sono stata una volta non per una lampada ma per una scarpiera che come la fanno lì non la fa nessuno...tempo fa. Nutro una sorta di attrazione-repulsione per il mondo IKEA, già tentato di persuadere il consorte più volte per fare una capatina diciamo di qualche ora, con varie argomentazioni, finora però è stato lui a convincermi a fare altro... chissà prima o poi, ci tocca...
Sempre bello passare di qui :)
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#18   31 Marzo 2008 - 20:07
 
Oggi ho visto cose ungheresi vicino a Besana.
O _ O
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#19   01 Aprile 2008 - 09:57
 
Egr. Comm. Brianzolitudine,

con la presente siamo a comunicarle che - grazie alla faccenduola del postulato circa il piacere provato da femmine umane nel praticare struscio scioppistico ikeano - lei entra di diritto nel Circolo dei Politicamente Scorretti di tendenza Sciovinista. Le nostre più sentite congratulazioni e aggiungiamo che - se vorrà farci pervenire un suo recapito - le invieremo a stretto giro di posta l'elmetto regolamentare in omaggio.
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#20   01 Aprile 2008 - 15:23
 
ih ih ih...
io sono trascinata, di solito, all'ikea... dopo aver arredato casa non voglio quasi più sentirne parlare... il cibo, poi, fa pena: ogni volta che tentavo con le polpette poi stavo male. Ergo, lascio perdere. A me piacciono i mobili nordici, ma di vero legno, di veri intarsi, e soprattutto BASTA BRUGOLEEEE ho i calli alle dita!!

:)

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#21   02 Aprile 2008 - 20:08
 
All'Ikea ti viene voglia di comperare. Quando porti a casa gli scatoloni ti viene voglia di buttare poichè finisce l'entusiasmo:ti trovi di fronte viti e bulloni, spiegazioni e mappe da "caccia al tesoro" e ti domandi dov'è finito quel grazioso mobiletto che ti aveva incantata. Orrore per il cado che hai patito anche in pieno dicembre. Stanchezza per i percorsi obbligati. Code alla cassa, infinite, e nel frattempo finisci per litigare con chi ti ha accompagnato. Mi hai fatto ricordare una vicenda poco piacevole:proprio per colpa dell'Ikea ho lasciato un corteggiatore. Meglio così. Ovviamente è stata la goccia fatale! Nulla funziona meglio dell'Ikea per innescare l'isteria:-)))
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#22   02 Aprile 2008 - 23:11
 
il mio commento non riguarda il post , ma in genere il tuo blog, in cui mi sono imbattutta più volte nel corso degli anni e che mi ha lasciato sempre stupita, per la varietà di accenti, riferimenti, la antasia, il grabo, etc etc. ho ripensato anche sempre a quando vivevo a milano e spesso mi trovavo ad addentrarmi nella Brianza. Montevecchia era il mio luogo preferito, ma devo dire che ho sempre trovato molto triste questa regione, on so perché , pfrse perchè a Milano tutto mi preva triste , allora ( 20 anni fa). La luce del cielo diBrianza non è mai vivace , c'è sempre come un velo, come un riflesso di argento... Ho insegnato al Lissone, e ci sono stata bene. I miei alunni avevano la "butega". alcuni erano divertenti: mi ricordo che al muro avevano messo un giglietto con le idicazioni per arrivare alla cattedra ( l'aula era troppo affollata di banchi) con scritto "svolta, bilot". mai sentito questo termine? io solo allora. credo ch significhi "sciocco". tu che ne dici???
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Arabella2007

#23   03 Aprile 2008 - 19:44
 
@semisparsi: l'ikea è più flessibile al variare della vita, indubbiamente. Tutto bene ad Antibes?

@gospel: attrazione-repulsione: ecco, è il termine giusto.

@anneheche: sei andata al Riservino?

@robysan: :D

@italianpoetry: di brugole si può anche morire...

@argeniogiuliana: in effetti qualche bella litigatina all'IKEA ce l'ho fatta anch'io. Ammetto però che tra quelle mura sono io a diventare insopportabile.

@arabella: grazie! La "luce triste" è una acuta osservazione: è vero, qui il cielo è quasi sempre argento, quando è sereno. Oggi però c'era un cielo azzurro di un bello manzoniano.

Bilot è il soprannome dei monzesi, e vuole dire in effetti sciocco, stupidotto. Pare sia nato durante l'occupazione Napoleonica, dal generale francese Billote: comandante della piazza di Monza, voleva costruire una strada dritta che congiungesse la reggia monzese a quella di versailles.
Il pezzo già costruito (1 km circa) fa ancora bella mostra di sè davanti alla reggia di Monza, ma la saggezza popolare ha bollato il comportamento un po' sopra le righe del "bilot" e così è entrato nel gergo per identificare un tipo uso a certi atteggiamenti pirlotti e "sboroni".

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#24   03 Aprile 2008 - 22:59
 
Ero di fretta: ho visto dei cartelli...
Poi sono stata a Missaglia :-)
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#25   04 Aprile 2008 - 10:19
 
salut
qui ad antibed le cose procedono.
ci si e' installati... mancano ancora poche cose burocratiche (cambiare la targa alla macchina e moto...)
nel frattempo la domenica ci facciamo dei giri in bici a cap d'antibes e dalla garoupe di vedono le alpi imbiancate, il mare e lontano la costa italiana.
ti diro che qui nelle alpi marittime la menano tanto sull'unicita' di questa vista mari&monti...ma nel suo piccolo anche il grazioso lario la offre. anzi... fare il bagno al moregallo con le prealpi a due passi e' unico.
di altro... si riprendono in mano vecchie cose... (vedi il blog...)
e a breve riprendero anche a suonare.
voila.
ti terro informato
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#26   04 Aprile 2008 - 13:11
 
Discordo sonoramente con italianpoetry: io andrei all'IKEA anche solo per le polpette che, tra l'altro, compro pure per averle sempre a dispositio :)
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#27   04 Aprile 2008 - 18:59
 
Grazie!!!

Anca mì te metti in sui link :)

S'ciava!
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#28   04 Aprile 2008 - 20:58
 
Ciao Briaaan!! Per me l' IKEA è un incubo, come tutti gli ipermercati del resto. ma dall'IKEA, una volta che entri non esci più. Ricordo la prima e unica volta che siamo andati a comprare un divanetto (che poi il mio compagno è riuscito valorosamente a montare, mentre altri rinunciatari, dopo una giornata di inutile fatica, nottetempo si recano ai cassonetti a buttare tutto) a un certo punto mi sono buttata ai piedi di un commesso scongiurandolo di farmi uscire di lì se non voleva che mi mettessi a urlare.
Questo era il colpo al cerchio. ora quello alla botte: Si compra IKEA non tanto perché sia trendy, ma perché si risparmia, ragazzi! A parità di prezzo, le offerte dei vari mobilificioni italiani nelle aree commerciali fanno letteralmente cagare, come gusto intendo e spesso anche come qualità. I mobili IKEA sono spesso 'carini' per un arredamento che non si può permettere cose costose di gusto-qualità-design. E cioè, per esempio, per dei ragazzi (coppie di 30/40 anni intendo) che vogliono mettere su casa con dei magri stipendi. Perciò viva l'IKEA, ma per favore, andateci voi!:-))
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#29   04 Aprile 2008 - 21:04
 
Quello che una donna prova? aoh, e parla pe' te, odio stare nei negozi di scarpe per più di 5 minuti. Quanto a disporre di una carta a credito illimitato, magari da usare altrove, non ho mai avuto il piacere, ma certo mi piacerebbe provare!
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#30   04 Aprile 2008 - 23:09
 
Dell'Ikea ho due librerie billy che forse mi stanno lentamente demolendo la parete cui le ho fissate per sicurezza, e due divani.
Mi ha accompagnata un'amica di quelle che a fare acquisti hanno occhio infallibile. Ora però se mi capita di passare davanti all'enorme capannone mi chiedo come ho avuto il coraggio di mettervi piede. Da sola certo non riuscirei mai a ritornarci.
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#31   05 Aprile 2008 - 11:36
 
@triana, anna, semisparsi, liseuse... vedo che il dibattito continua, con odio-amore verso l'IKEA. Ai posteri l'ardua sentenza!
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#32   06 Aprile 2008 - 16:05
 
Mi sembra che Roberto Saviano avesse scritto qualcosa su certi affari che certi svedesoni avevano fatto con la camorra per aprire un certo negozio a Napoli. Tipo assunzioni programmate con i boss, o cose del genere...io ho la stanza che è praticamente tutta loro, tranne l'armadio che è molto peggio e casca a pezzi, e confesso, i mobili me li faccio piacere volentieri visto che in complesso avrò speso meno di 350 euro per una stanza intera...che altro fare? Ma quello che non sopporto sono le pubblicità. Una volta ne fecero una veramente odiosa, prima dell'epoca dei "bamboccioni", sugli italiani mammoni che non vogliono lasciare la casa di mamma e papà i quali grazie a loro non avrebbero più avuto scuse per cacciarli di casa...scrissi subito col rodimento a mille dicendo "tenetevi per voi la vostra predica e pensate a pagare bene i lavoratori!"....l'hanno tolta subito e penso proprio che abbiano capito che poteva suscitare sani moti di inca++atura anche ad altri!!
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#33   11 Aprile 2008 - 15:31
 
Se parlassimo di centri commerciali??? stanno cominciando i lavori per un cemtro commerciale ad anzano del parco...sappiate che ben presto una strada spazzerà via una bellissima velle rimasta ancora realtà rurale, forse tra gli ultimi esempi della nostra fascia brianzola (tra prvincia di como e milano).
tra poco non ci sarà più la Val Francia e da Carugo fino a Monguzzo ci si potrà godere un bel panorama di capannoni, capannoni e capannoni...che dispiacere...ma è il progresso...al che una riflessione mi viene spontanea, non sarà il caso di fermarlo questo progresso?
utente anonimo

#34   12 Aprile 2008 - 09:43
 
@anonimo: da qualche parte ne ho già parlato, mi pare riguardo al Mirabello di Cantù. E' un tema evergreen, magare se mi viene il buzzo buono ci ritorno. Grazie per essere passato.
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